Royal Divorce

Fellowship

Royal Divorce presenta Museologically Speaking un’investigazione del museo come spazio del comportamento normato, in cui corpo, sguardo e movimento vengono orientati da strutture di senso invisibili ma profondamente radicate. Museologically Speaking osserva le tensioni che attraversano il dispositivo museale contemporaneo, interrogando la sua funzione tra archivio, trasmissione dei saperi e spazio performativo.

La ricerca si concentra sulle analogie tra museo etnografico e museo d’arte contemporanea, accomunati da una grammatica spaziale e simbolica che si manifesta nella relazione con il pubblico, nell’embodiment delle figure istituzionali e nella costruzione di percorsi regolati da precise gerarchie comportamentali. Museologically Speaking vuole esplorare le modalità legate al controllo del movimento all’interno dello spazio museale, con un focus particolare sulla visita guidata come dispositivo performativo, strumento di mediazione e di negoziazione di verità in apparenza indiscusse.

Attraverso una pratica che intreccia corpo e critica istituzionale, Museologically Speaking indaga come il museo disciplini la presenza e organizzi l’esperienza collettiva, aprendo possibilità di disallineamento, ambiguità e ridefinizione temporanea delle regole della fruizione.

Royal Divorce è un collettivo nato nel 2023 che sviluppa pratiche performative e installative a partire da immagini di scarto, archivi digitali e materiali amatoriali provenienti dal web. La ricerca del collettivo si muove all’interno della crisi contemporanea della rappresentazione, interrogando il rapporto tra memoria, sopravvivenza dell’immagine e costruzione dell’immaginario nell’era digitale.
Attraverso performance, drammaturgie sonore e dispositivi installativi, Royal Divorce esplora il potenziale hauntologico delle immagini e la loro capacità di riemergere come presenze perturbanti, sospese tra oblio e riattivazione. Lo scontro tra archivio storico e archivio digitale genera paesaggi performativi in cui corpi, voci e frammenti visivi diventano strumenti per indagare le trasformazioni ontologiche dell’immagine e della memoria collettiva.
Le pratiche del collettivo si sviluppano spesso a partire da materiali marginali o residuali — commenti online, video amatoriali, immagini anonime, tracce sonore deteriorate — trasformati in spazi di ascolto, attivazione e presenza condivisa. In questo processo, il web emerge non solo come archivio iper-inclusivo, ma come ambiente performativo capace di produrre nuove forme di narrazione, relazione e sopravvivenza simbolica.